lunedì 22 marzo 2010

Gnam: l'avanguardia femminista negli anni '70

Mettermi a fare l'esperto di moti sociali sarebbe ora solo una mia personale e sciocca autocelebrazione anche se ammetto di aver letto un po' da wiki (per quanto possa poi esser corretto) quel che riguarda il femminismo e alcune delle artiste presenti alla mostra alla galleria nazionale.
La mostra ha portato via circa un ora e tre quarti sia perché sono tante le opere esposte, sia perché non sono di facile interpretazione e serve tempo per gustarsele.
Mostra che ho trovato bella oltre che interessante. Inizialmente perplesso nell'andarci perché con l'idea che fosse un' autoincensazione un po' come il femminismo moderno (allarme flame) mi sono dovuto ricredere già al primo pannello esplicativo, come ogni sciocco che si rispetti, dove ho capito che 40 anni fa femminismo era qualcosa di differente e importante.Rimarranno deluse ma anche delusi tutti quelli che crederanno di trovare stereotipi classici sulla dominanza del maschio sull'essere femmina in quanto proprio pochi e sempre fatti con intelligenza. No, troverete artiste donne ,ma soprattutto ragazze, impressionante vedere la giovane età di alcune di esse, che rappresentano l'universo "donna"  tramite i loro occhi, cosa mai avvenuta prima. Posso aggiungere che, care mie, all'epoca eravate veramente trattate di merda.
Tra le artiste alcune morte in giovane età ( mi ha lasciato basito) spiccano Francesca Woodman, Ketty La rocca e ... mentre lo scrivo capisco che sto facendo solo un copiato della lista che potrai trovare nel link che ho postato perché alla fine ognuna ha qualcosa da dire, ognuna ha dato la sua personale interpretazione.
Oltre a questa mostra e alle esposizioni permanenti della galleria (dove ci ho perso quasi un altra ora) menziono la mostra dedicata a Fausto Pirandello, figlio del famoso scrittore e artista forse poco noto ma importante. La mostra riporta le opere delle quadriennali degli anni '30 con opere sia private che di musei.
Per le vicende di Blubbo vissuto invece menziono il siparietto di cui mi sono reso protagonista: la didascalia di un quadro (su legno) molto grande diceva che il quadro era stato tagliato in due dagli alleati ,che avevano come base operativa il villino dove era presente l'opera, perché dovevano tappare una finestra dai vetri rotti e di quel "bel lavoro" rimaneva solo la parte superiore. E mentre leggevo mi sono ritrovato ad esclamare "idioti!" con un signore che mi guardava.

2 commenti:

marginalia ha detto...

Scoprirai (se ne avrai voglia/tempo) che qualcosa di quel femminismo anni 70 che hai scoperto nella mostra continua ad esistere in altri femminismi (ed uso volutamente il plurale) anche oggi ...

Andrea ha detto...

intanto ciao e benvenuta , le tue parole un po' ermetiche mi hanno incuriosito. devo pensare che c'è un fermento che continua nonostante tutto :)