venerdì 17 maggio 2013

e infine uscii a riveder le stelle

Mercoledì 15/5/2013
Ho sonno e sono stanco. Mi sento spompato. Non sono neanche andato a correre il giorno prima e sì che mi sarebbe servito, perché avevo ancora addosso la stanchezza ed i muscoli contratti della corsa del giorno prima ma avevo bisogno di sfogarmi, di distrarmi ma non l'ho fatto. La notte ho dormito male e poco (5 ore circa).
Se ci penso mi vengono in mente alcuni momenti salienti. Me li ritrovo davanti agli occhi vividi come se li vivessi ora. mi estraneo dal presente e:
Mi vedo in segreteria studenti di ingegneria; una calda estate del '96 in fila assieme a tantissimi altri ragazzi per iscrivermi alla facoltà, allora a numero chiuso. Tanti, tantissimi che poi scoprii si iscrivevano per scrupolo a qualsiasi facoltà: medicina, psicologia, ingegneria e così via, scegliendo poi quella più prestigiosa a seconda del posto che sarebbero riusciti a conquistare mentre io ero lì con un unico obiettivo: ingegnere.
Le prime lezioni alzandosi la mattina prestissimo e gli urli che cacciavo quando a casa facevano casino impedendomi di dormire. Il sonno che mi faceva addormentare sul water la mattina alle 4,30 quando mi svegliavo per poter uscire alle 5,10 per correre dietro un autobus che non era mai in orario e non si sapeva mai quando sarebbe passato (il maledetto 37).
Le lezioni in cui si copiava da bravo amanuense tutto dalla lavagna senza capirci una cippa da meta classe (circa 20 metri) e poi sempre più lontano perché dopo poche settimane avevano cambiato aula con una meno capiente ma i posti erano sempre gli stessi mentre alle 11 del mattino durante analisi matematica I le lettere scritte a pennarello sulla lavagna bianca sotto le luci al neon diventavano piano piano simboli sfocati.
Le prime amicizie e le prime cotte che cotte non erano e capii con dolore solo anni dopo.
Una vita nuova e diversa così piena di "libertà" che ero incapace di gestire a causa della mia arroganza e sufficienza. Venivo da una scuola che mi aveva "totalmente impreparato" all'impegno che mi aspettava.
Il secondo esame a luglio del '97: bellissimo perché fatto in maniera rocambolesca, perché veniva dopo analisi matematica I fatta a giugno e metteva una gran fiducia vedere che si riusciva a recuperare. Illuso: per finire la dozzina di esami della biennale ci misi  circa 6 anni. In quel lasso di tempo i più bravi si laurearono.
Nel frattempo ancora file e disorganizzazione. L'incontro con ragazzi che mi hanno insegnato tante cose sulla vita e sull'impegno con i loro esempi. Un professore che mi apri gli occhi su quanto... "fango" mi stavo gettando addosso. E nel contempo la conoscenza di chi era solo interessato soltanto ad approfittarne per avere un vantaggio. da lì l'odio per  calabresi arrivisti che trovai. L'odio per i professori che predicavano l'impegno dello studente ma che era impegno in solitaria perché scomparivano durante l'orario di ricevimento.

La voglia di cambiar vita, le ribellioni i dubbi sul mollare tutto, cambiare ordinamento di studi, stringere i denti nonostante non si vedesse la fine e sembrava tutto una parete verticale che andava scalata a mani nude.
Il sostegno degli amici, la comprensione degli amici, le lagne fatte agli amici.

Gli schiaffi in faccia di chi non lo era e il tentativo di approfittarne; di chi cercava di rubarmi appunti ed esercitazioni fatte in solitudine con i miei corsi ufficiali oramai chiusi, spazzati via dal nuovo ordinamento post anno 2000.

La punta di invidia per quelli che nel frattempo si laureavano, si facevano una vita, vera, mentre io stazionavo nella fortezza bastiani che era diventata la facoltà.

Il dolore insopportabile del rendermi conto della mia incapacità di fare gli esami con "l'apparente" facilità con cui li facevano gli altri. I 30 presi dai miei amici che al massimo per me diventavano 18,21 o al più 24 a volte con la faccia del professore che sembrava dire "portati a casa 'sto regalo" e io che mi sentivo sempre più mortificato e incapace.

L'allontanamento dalla facoltà e gli esami fatti malissimo a casa, gli svariati lavoretti che mi portavano pochi soldi ma che mi impedivano di studiare seriamente ed erano scusa per dire sempre "studio dopo". Un "dopo" pieno di esami mai interamente mollati e che per questo non mi facevano mai staccare del tutto e invece forse, sarebbe stato un bene allontanarsi per un po'.

Il tempo che passa ancora, tic tac di giornate sempre uguali mentre vedo la gente intorno a me che invecchia, evolve, fìglia, si fa una vita vera mentre io sono un peter pan infelice che non è stato neanche capace di regalare a sua nonna la gioia della laurea ché ci teneva tanto.

Le matricole e gli altri studenti "giovani" che ti guardano con diffidenza quando stai sopra i 30 anni. Che non ti rivolgono la parola, che non socializzano con un "intruso" un reietto un povero sfigato perché è questo che pensavo a 20 anni quando li vedevo mangiare soli a mensa che svettavano mezzi pelati o brizzolati sopra gli altri studenti.

Lasciare i "lavoretti" per dedicarmi solo allo studio, per finire. Le decine di biblioteche frequentate per trovare l'ambiente di studio adatto; all'inizio posti di cazzeggio con "amici" periodicamente nuovi per fuggire da quella realtà che non volevo vedere in faccia e mano a mano che passavano gli anni, e il peso si faceva sentire, luoghi da abbandonare alla ricerca di sale studio vergini ed incontaminate, i tappi nelle orecchie, il collirio negli occhi e le mille e più soluzioni per cercare di non avere scuse per non studiare mentre.

Il sostegno, ancora, degli amici, dei parenti, lo sguardo di sufficienza di tanti, lo sguardo di commiserazione di altri. E dietro il mio volto, tutta la rabbia e la frustrazione mia per l'incapacità di gestire la situazione. A volte penso anche supplicante in un po' in una espressione di: "non è tutta colpa mia, cercate di capire che non è tutta colpa mia!"
Io che guardo la mia mano quando di esami me ne rimanevano solo 5.
I complimenti di un professore per come ho fatto il suo esame.
Un medico che mi dice "poi dobbiamo approfondire come ha fatto nella sua situazione ad arrivare a quattro esami dalla fine"
Il peso dell'età, delle aspettative di chi mi sta vicino e mi ha sempre sostenuto.
La responsabilità di essere adulto ed impegnarmi a non essere un eterno peter pan studente verso chi amo.
I voti che iniziano a diventare alti per merito mio, esami che vanno come dico io frutti del mio impegno e non del caso. I 27,28,27,27 che iniziano a fioccare, la rabbia di quando mi brucio un trenta per un mio stupido errore. Del dirmi: " la prossima volta farò meglio". Dell'iniziare a credere in me stesso perché cazzo, io ho un cervello e manco è male. E capisco sul fango che mi gettavo addosso.
L'ansia, nei giorni prima dell'ultimo esame, di deconcentrarsi immaginandosi dopo l'esame e non nel mentre. Pensando a quando tutto sarà finito, a quando tutto diverrà solo un ricordo sempre più lontano e sbiadito e perderà di significato e importanza e se google non fallisce nel frattempo rimarranno solo queste parole a la memoria.
Gli esami su cui ci sono stato anche un anno perché sono cambiati i professori, più esigenti, più seri rispetto ai precedenti.
Gli esami che in gruppo si facevano il 3-4 mesi. Invece da soli, senza riferimenti, senza una lezione ma solo col programma e, a volte coi professori introvabili o che io non volevo trovare per timore, paura, soggezione, divenivano il doppio, il triplo.
La voglia di cambiare sul serio perché non riuscivo ad andare avanti, la vita da studente che diventa sempre più pesante, più macigno, più dolorosa e la scelta consapevole di dover chiedere aiuto.

La svolta, prima impercettibile, poi sempre più concreta, più forte ma che non volevo ammettere.
La paura, superata, dopo oltre 15 anni, di guardare al di là della vita universitaria perché dopo tutto questo tempo questa era la mia vita. Una vita senza aspettative per il futuro. Una vita di merda, veramente di merda che esternamente può sembrare di comodo e da bamboccione e che non è.
La conoscenza di una creatura splendida che mi ha cambiato modo di vedere tante cose e che ancora lo fa e sì, mi sono impegnato anche per lei, per noi.

15/5/2013: in queste condizioni ho fatto l'esame: con la pressione de "oggi finisce tutto quello che non voglio più essere". Con questa ansia sono andato dal professore, con questa ansia ho fatto l'esame.
Oggi, ho passato l'utimo esame con 27.
Oggi, davanti al professore che si prendeva l'appunto sui miei dati per verbalizzare ho pensato che mi sarei messo a piangergli davanti ed è per questo che in quel momento non ho ripensato a tutto ciò che vi ho scritto.
Oggi dopo aver fatto l'esame non voglio pensarci.
Ché quando mi resi conto anni fa di essere arrivato a 14 esami mi pareva di aver "l'impresa". Figurarsi oggi: 15/5/2013.

16/5/2013

Questa mattina mi sono risvegliato dopo una fortissima emicrania che mi ha sderenato ieri sera. Devo dire che mi sento particolarmente inutile perché sono libero. Certo c'è la tesi da fare ma è già un progetto che mi sono potuto scegliere e non è una cosa impostaquindi se non lavoro in larga parte stavolta sarà colpa mia. C'è tanta paura: quella di mettersi in gioco dopo tanti anni e di vedere se sono capace e allo stesso tempo c'è la stessa voglia di accettare la sfida e di fargli il culo in quattro.

17/5/2013

Sto pensando se pubblicare questo articolo. Ho letto e riletto, modificato, aggiunto, cancellato un sacco di righe e periodi e credo che a rileggerlo troverei ancora errori e sono sicuro che ancora ne troverei dopo un anno e più. Ho un po' di timore nel pubblicare questo per paura di essere giudicato male. La paura che mi attanaglia da diversi anni di dar retta al solito idiota, maschio o femmina che sia che si metta a giudicarmi, magari senza averne titolo, come lagnoso, patetico e strappalagrime giusto per avere un commentino di compassione.
Non è per questo che ho scritto questo. Tutto il testo l'ho scritto di getto e anzi ero indeciso se riscrivere alcune cose perché avevo paura che la passione del momento fosse cancellata e sepolta dalla razionalità dei giorni successivi. Spero non sia così perché questo vuole essere una piccola cronaca dei sentimenti provati da me negli ultimi, troppi, 17 anni universitari che solo uno studente che abbia avuto delle difficoltà similari può comprendere. Perché magari un altro, maschio o femmina che si ritrovi nella mia situazione può sapere che c'è speranza anche quando la metà sembra lontana e cazzo se per me lo è stata. Se mi avessero detto a 19 anni che questo sarebbe stato il mio percorso mi sarei messo a ridere. Se me lo avessero detto a 28 anni probabilmente avrei ficcato la testa sotto la sabbia ma a quanto pare andava fatto. evidentemente questa doveva essere la strada della mia vita ed a quanto pare il mio futuro sarà un po' differente dal classico studente modello. Vabbè, ho avuto sempre tanti rimpianti e credo che liberarcisi sia la cosa più difficile.
Ribadisco che la mia vita universitaria ancora non è finita e non credo saranno tutte rose e fiori, anzi dopo inizierà la vita vera con delle sfide che richiederanno responsabilità ben più serie di un esame da provare.
Intanto inizio con una vita fatta senza il pensiero di cosa o quanto dover studiare durante il giorno e la sensazione, dopo 17 anni, sta iniziando ad avere un sapore dolcissimo.

4 commenti:

Giulio GMDB© ha detto...

Io so solo che sono contento a suo tempo di aver deciso di non fare l'università... Se tornassi indietro penso che anche come lavoro preferirei sceglierne uno manuale piuttosto di uno impiegatizio...

Andrea Blubbo ha detto...

la scelta è sempre personale ma non è stata l'università in se. il sistema ai suoi tempi aveva degli enormi problemi ma anche se si usciva tardi era molto formativo e chi si laureava era tenuto in grande considerazione ed era sempre molto preparato. ora è un casino e basta

acar ha detto...

Andrea, mi sono commosso a leggere quello che hai scritto...
se, come ogni mattina (anche ora che il burgman è distrutto) non leggessi ihms non mi sarei ricordato che avevi un blog...
se fossi bravo ci si potrebbe tirare fuori una canzone...sei stato veramente autentico.

mi pare di aver capito che ti sei fidanzato! sono contento.

quanto ai rimpianti...in materia posso dire la mia...e dico che ti sei dato la risposta che alla fine mi sono dato io...si vede che questo era il tuo destino...
dai, ora sotto con la tesi, e poi al primo treffen utile festeggiamo (anche la ricostruzione e resurrezione del burgman)
ciao
acar

Andrea Blubbo ha detto...

intanto grazie :)
rileggendo mi rendo conto che non ho scritto neanche tante cose che avrei voluto ma è stata una cosa di getto quindi va bene così :)
per quanto riguarda ihms esiste sia una sezione su FB che su google+. se ti va trovi un po'di gente in questi porsti anche se non si parla un granché.
poi mi racconti tutto ;)
ciao!