domenica 17 luglio 2011

l'isola che non c'è

Il parco dietro casa dove vado a correre o spesso a far quattro passi in verità non è proprio un parco nel senso classico del termine ma una vera e propria riserva naturale di diversi ettari di terreno. Sì può dire che è il polmone verde di roma nord est in quanto si estende dalla nomentana alla tiburtina. In passato ho rischiato di calpestare serpenti e ricci, di vedere topolini di campagna, esser travolto dalle pecore
, sentir gracidare le ranocchie nel fosso che lo taglia in due o di vedere sopra la mia testa cornacchie grigie, rondini e pappagalli verde intenso che hanno iniziato a colonizzare la zona dall'anno scorso. Questo parco è l'unico mio motivo d'amore con questa zona che anzi non mi è mai piaciuta tanto perché rispetto a dove abitavo prima è troppo caotica, troppo estesa per andare a piedi e troppo affaticante anche se estremamente viva rispetto a quel covo di vecchi che era il quartiere vescovio (a proposito, si promuncia vescovìo) negli anni '90. Passeggiando nel parco sono spesso passato davanti ad un vecchio casale ma mai mi ci sono addentrato nonostante un cartello plastificato riportasse la scritta "biblioteca". Ne frequentavo altre allora e non ho mai avuto grandi velleità esplorative. Per me quel casale è rimasto per anni un casale in mezzo al parco. Nel frattempo hanno rimesso a posto anche le altre strutture intorno: il fienile ed altre cose. Ebbene pochi mesi fa un amico nonché collega d'università mi dice che è andato a studiare lì dichiarando che è un posto veramente bello. Mi convinco a provare perché dopo 6 anni di scooter andare in facoltà è diventato stancante. Sia chiaro che sempre meglio sulle due ruote che con il bus: certo: ti prendi il traffico, i matti della mattina all'andata e del pomeriggio al ritorno. I casini per parcheggiare in facoltà perché sì, si fatica anche a parcheggiare uno scooter senza contare che una volta me lo sono ritrovato anche incidentato; e meno male che non lo rimisi mai totalmente a posto dopo l'incidente del 2007. Senza contare che almeno sai quanto ci metti a differenza dei mezzi pubblici che tra tante cause ogni giorno è una sorpresa.
A questa biblioteca invece ci arrivo a piedi, 15 minuti a velocità da parata e 10 in modalità "pepe al culo". Entrando lì dentro si entra in un'altra dimensione: il personale che lo gestisce è gentilissimo e sono attrezzati coi piccoli generi di conforto che possono essere utili durante la giornata per sgranocchiare qualcosa. Tutto equo solidale e mi pare pure da catene biologiche; tra l'altro hanno un caffè da paura. L'ambiente di studio è molto molto confortevole: diversi tavoli con massimo due persone di capienza ciascuno e una lampada a giraffa per ogni tavolo, prese elettriche alimentate, quando c'è il sole, dai pannelli fotovoltaici sopra e di fianco alla struttura. si può studiare sia all'aperto o sotto il portico della biblioteca che nel fienile che è una sorta di terrazza all'aperto sopraelevata vista parco ma che anticamente era il fienile della struttura. Magari avrete alzato il sopracciglio esclamando "fienile?!" Ebbene sì, perché la biblioteca altro non è che una ex vaccheria ristrutturata ed adibita a questo nuovo uso. Infatti all'interno si vede ancora la grande mangiatoia su entrambi i lati e la struttura spartana ed antica anche se totalmente ristrutturata. Proprio l'altro giorno parlando con i bibliotecari sono venuto a conoscenza che anche quel casale era di Talenti, il tizio da cui prende il nome l'omonimo quartiere e che  lo usò come deposito per i materiali da interni mentre costruiva i suoi palazzi che prendevano forma negli anni 50-60 (sul decennio non sono sicuro). Infatti già all'epoca il locale era abbandonato.
Di strutture come questa biblioteca ce ne sono parecchie nel parco, tra cui altri 2-3 casali e un fienile molto caratteristici e murati per evitare ai senzatetto di occuparli abusivamente. Ora ne stanno ristrutturando qualcuno e spero ne facciano un buon uso.
Per finire gli spazi son belli, in questo periodo di calura bisogna dire che nonostante tutto lì si sta bene perché è una zona molto ventilata e anche se senza gli oramai indispensabili climatizzatori senza cui pare che non ci si può stare manco in macchina a marzo, si sta bene, immersi nel verde e spesso in solitudine. Infatti la cosa più straordinaria di quel posto è che non ci viene tantissima gente e in questo periodo ci sono pochi studenti universitari e pochi studenti che debbono finire la maturità. spesso nei mesi passati eravamo solo in 2-3. Wifi gratuito e apertura continuata per tutto il giorno anche se solo 3 volte a settimana ne fatto un ottimo posto senza contare che in zona ci sono i negozi di quartiere quindi in generale c'è tutto ciò che serve per passare la giornate e se si vogliono far quattro passi il parco che nominavo prima è sempre lì pronto. Certo quando piove forte diventa un pantano c'è poco da fare ma la natura va presa alla giornata e questo posto fa così tanto casa del mulino bianco che lo si ama a prima vista

2 commenti:

bentalina ha detto...

Sì può dire che è il polmone verde di roma nord est in quanto si estende dalla nomentana alla tiburtina. In passato ho rischiato di calpestare serpenti e ricci, di vedere topolini di campagna, esser travolto dalle pecore
, sentir gracidare le ranocchie nel fosso che lo taglia in due o di vedere sopra la mia testa cornacchie grigie, rondini e pappagalli verde intenso che hanno iniziato a colonizzare la zona dall'anno scorso.

Mi hai fatto sorridere :D io corro in tutt'altra zona di Roma da anni ormai (anche per me è l'unico motivo per apprezzare quel quartiere, ma non mi sono mai successe simili disavventure. Quanto alla fauna volante, è simile :) Ancora più interessante è la fauna umana che corre. Migliaia di tipologie. Ottima descrizione quella della biblioteca, se mai capitassi da quelle parti

Andrea ha detto...

ti ringrazio :)
tieni presente che sempre di parco naturale si tratta: spesso ci gira anche la forestale a dare una occhiata ed evita che si creino campi nomadi o situazioni spiacevoli perché effettivamente la zona è un po' a rischio.
penso che sia uno degli ultimi residui della campagna romana dentro il raccordo e mi fa specie pensare a come ci si possa stupire per quel verde: siamo esseri umani e facciamo parte della natura: dovremmo stupirci per una opera dell'ingegno umano come un ponte e un palazzo e non per un vasto prato verde mezzo inselvatichito. insomma il mondo si è un po' rigirato.
oramai sono 10 anni che corro e sì: sulla fauna corridrice e praticante di quei posti è vero. cmq in tanti anni che lo bazzico sono poche le facce che sono rimaste costanti negli anni.