giovedì 5 settembre 2013

salva i ciclisti ma da loro chi li salva?

Abitando in una grande città, anzi LA grande città più incasinata d'Italia è normale per me affrontare ogni giorno (anche se ancora per un po' mi posso permettere di decidere orari e giorni) l'inferno dantesco del traffico.

Come ho già scritto a più riprese (post numero 1post numero 2) ma ho intenzione appena raccoglierò le idee di scrivere dell'altro, qui ogni giorno è una impresa. Tra aspiranti suicidi e coglioni veraci le strade non sono una bella cosa da percorrere e a volte i tradizionali 100 occhi non sono sufficienti e poi con la crisi si sono aggiunti anche 'sti cazzo di i ciclisti [...]
Al solito iniziamo prima a mettere le mani avanti su tutta una serie di cose:
1) anche se non lo pratico trovo la bici un bello sport e un ottimo mezzo di locomozione
2) l'unico inquinamento che produce è l'anidride carbonica e il calore del pedalante.
3) non ci si paga assicurazione e bollo (almeno per il momento)

Il fatto di vedere in aumento il numero di ciclisti in città non mi spiace affatto. Loro stanno per i fatti propri mentre io mi faccio i miei. Siamo due mondi a parte, almeno finché non sconfinano.
Perché sconfinano eccome ma ci arrivo gradualmente.
Parliamo di salvaiciclisti, movimento presente su twitter e facebook che parla del fenomeno ciclistico e promuove manifestazioni per cercare di far avere più spazi alle bici in questa città che non è né a misura di pedone, né a misura di auto o motociclo, figuriamoci di ciclista.
Come si legge dalla loro pagina facebook:

Qui si parla, si ideano e preparano azioni per rendere ciclabile l'Italia attraverso la promozione della mobilità leggera e della sicurezza sulle strade.

Vogliamo meno automobili e più libertà di muoverci a piedi, in bici, con i mezzi pubblici e combinando queste modalità.

Salvaiciclisti è un'idea di mobilità che diventa libera azione. Chi vuole e può si organizzi e faccia.

Salvaiciclisti non è un'etichetta, ma un megafono. Chi vuole e può lo usi.

Salvaiciclisti non ha struttura perché le strutture sono lente, farraginose, vulnerabili, prevedibili. Chi vuole e può crei una struttura, ma non pretenda che gli altri si adeguino.

Salvaiciclisti è di tutti. Tutti ne siamo attivisti e portavoce. Chi vuole, può e ha capacità, si guadagni lo spazio per diffondere il verbo e ottenere risultati a favore della causa comune.

Salvaiciclisti non è una democrazia. Non può esserlo. Una democrazia ha bisogno di strutture, ruoli e procedure che Salvaiciclisti non ha e non può permettersi di avere, se vuole continuare a essere viva, attiva e innovativa.

Salvaiciclisti italia è un ossimoro. Già dal 29 Aprile, all'indomani dei Fori Imperiali, chi ha avuto l'onore di lanciare la campagna ha chiamato in causa tutti gli utenti di mobilità leggera di questo paese, esortandoli a "diventare campagna", a prendere il controllo, a usare Salvaiciclisti a casa propria, in ufficio, nel condominio, in circoscrizione, comune, provincia, regione.

Salvaiciclisti è ciò che ognuno di noi ne fa. Se smettessimo di chiederci "cos'è" e "com'è", forse riusciremmo a farne qualcosa di utile. 

Sinceramente è una bella cosa ma il problema di questo movimento è un altro: tanto sono attenti a promuovere iniziative per cercare e creare spazi per i ciclisti, tanto sono ciechi nell'educare e bacchettare chi fa il ciclista ma non lo fa nel rispetto di regole sia della strada che della normale logica.

Ok ok, Roma è piena di buche e gli spazi son pochi; nel corso degli anni ho visto robe di una inciviltà vergognosa dove l'occupare gli stalli degli andicappati da parte di chi non lo è la cosa meno disgustosa ma questo non giustifica che i ciclisti, già categoria a rischio per i problemi che ho già detto si debbano comportare come degli emeriti cretini.
Mi riferisco a piccole regole di comportamento che per me salvaiciclisti dovrebbe evidenziare e pubblicizzare perché sì, è vero che rischiano di essere calpestati dall'idiota di turno ma è pure vero che se ci mettono del loro...
Ma quali sono queste regole che nomino da un po'?
Vediamole:

1) la visibilità.

Una delle prime cose che ho imparato da quando uso un motociclo è quello di perdonare i motociclisti e gli automobilisti che a momenti mi arrotavano quando la sera passavo sulle strisce pedonali. Ho capito grazie all'esperienza che anche se una strada è illuminata non vuol dire che tutti gli oggetti su di essa siano perfettamente visibili, ecco perché ritengo sia importantissima la visibilità propria quando si attraversa la strada da pedone (andare in giro con una giacca da moto con gli inserti catarifrangenti aiuta). E se lo è per quei pochi secondi che si attraversa, figuriamoci se la si usa continuamente pedalandoci sopra. Quindi vestirsi da darkettone o con vestiti scuri potrà pure essere fashion ma sicuramente non è sicuro e diverse volte mi è capitato di vedere solo all'ultimo ciclisti che si confondevano con la fioca luce notturna. Quindi un bel giubbino catarifrangente come lo usano, purtroppo, ancora in pochi, non è affatto una idea malvagia e non mi venite a rompere l'anima che fa sudare. Se non volete il giubbino inventatevi qualcosa, purché vi renda visibili e catarifrangenti.
Tantissimi usano le belle lucine lampeggianti che viste da vicino fanno una bella luce forte, peccato che essendo a led dopo pochi metri la luce scemi parecchio quindi anche andando in città  a "soli" 50 km/h (parlo dei motorizzati) non si vedono poi tanto.
Questo non vale solo per la notte ma anche per il giorno: solo perché c'è il sole non vuol dire che si è totalmente visibili, in più bisogna pensare che chi guida deve anche stare attento a chi gli è davanti dietro e soprattutto a chi gli è di lato che se ti sei spostato di 10 cm a sinistra e in curva stretta, lenta e con le buche è un delitto non approfittarne per sverniciarti e guadagnare ben due metri ( e hai pure un "avversario" di meno). Infatti se hanno reso obbligatorio l'uso delle luci per le moto un motivo ci sarà.


2) il codice della strada.
 
Quando vedo una bici che fa quello che sto per dire mi viene sempre da pensare: "se avesse la targa ci penserebbe due volte".
Mi riferisco al passaggio col rosso in qualsiasi condizione. QUALSIASI. Ho visto ciclisti passare con il rosso in incroci deserti come in quelli trafficatissimi con le macchine che avevano il verde che hanno dovuto fermarsi bruscamente per non investirli.
Oppure il fare a zig zag, occupare il centro della carreggiata sulla linea di mezzeria come fanno moto e scooter ( e già non dovrebbero) non è una cosa affatto intelligente anche perché non mi pare abbiano quel surplus di potenza che li può cavare d'impaccio in caso di necessità e chi lo fa, sa di cosa parlo.
"lui sa dov'è, lui sa com'è, lui sa cos'è"
Ora non so se lo preveda il codice ma anche i grandi campioni del ciclismo lo hanno sempre detto: in bicicletta si va in fila indiana.
Questo lo dico perché in questi ultimi anni, noto sempre più spesso che i gruppi, soprattutto in periferia che si muovono sulle consolari girano sempre appaiati in due, tre e spesso i vaffanculo tra motorizzati e ciclisti di questa risma si sprecano e sì che li vedi tutti acchittati con magli tecniche e vestiti di tutto punto quindi manco a dire che siano i soliti amatori della domenica di primavera. Capisco che può essere palloso e uno non può urlare come al mercato per farsi sentire dai compagni ma cacchio... se chiacchiera deve essere o ci si ferma oppure esistono anche i sistemi wireless per parlare.

3) la sicurezza
Questa è una di quelle cose che si può fare molto. La prima cosa che senti da uno scooterista/motociclista è che non bisogna lesinare in abbigliamento tecnico. Protezioni per braccia, gambe e soprattutto testa anche se a volte da come guidano direi che non c'è da proteggere granché.
Premesso che i caschi da ciclista mi sembrano estremamente fragili ma costa così tanto girarci? Mi spiegate perché una caduta in scooter a 30 km/h che può risultare molto pericolosa non lo è in bicicletta? Eppure si può sbattere il grugno nello stesso modo.


Per capirci penso che sono queste le cose su cui i ciclisti dovrebbero lavorare per mettere loro stessi in sicurezza lavorando parallelamente su tutti i problemi che già affrontano ma che trattano come se esistessero solo quelli.

Quindi se qualche salvaiciclisti si trovasse a leggere questo mio post spero ne prenda gli spunti costruttivi e non le polemiche.

4 commenti:

Lorenzo ha detto...

Qui dove abito i ciclisti appartengono a tre categorie:
1. teenager inconsapevoli
2. immigrati senza patente
3. pensionati

Nessuno dei tre conosce non dico il "Codice della Strada", che viene comunque modificato ogni tot ma nemmeno il "Codice non scritto della Strada" che è quello che impari andando in giro per la strada.

I teenager non hanno nessuna idea della Meccanica, intesa come branca della Fisica, per cui rischiano la pelle in inutili evoluzioni.

Gli immigrati tendono a comportarsi un po' come a casa loro.

I pensionati sono fisicamente appena in grado di stare sulla bicicletta.

Orbene, il problema vero è che ormai è invalsa l'abitudine di andare in bicicletta sul marciapiede. Cosa che non solo non evita il rischio di essere investiti da auto, camion e tram per la prossimità e gli attraversamenti ma rappresenta anche un rischio e un fastidio indicibile per i pedoni.

Guidare una moto implica la selezione naturale. Invece guidare una bicicletta è consentito alle persone che non possono guidare niente altro, con ovvi inconvenienti.

Andrea Blubbo ha detto...

Eh! non ho nominato i marciapiedi ma è anche qui è come dici tu. Qui c'è anche il problema che spesso non sono adatti manco per i pedoni quando sono sgombri.

Lorenzo ha detto...

In ogni caso non si tratta di ciclisti ma di due problemi generali:
1. educazione
2. traffico veicolare intollerabile

Qualche anno fa leggevo:
"Quasi tutte le città superano la quota di 500 autovetture ogni 1000 abitanti. Molte superano quota 600, e Roma arriva a 732 autovetture per 1000 abitanti", mentre nel resto del continente solo 6 città su più di 160 superano la soglia di 500 autovetture per 1000 abitanti."

Andrea Blubbo ha detto...

la scelta del trasporto su gomma è stata una precisa volontà degli anni '60 quando si decise di investire pesantemente su questo tipo di trasporto invece che in altri alternativi. ad esempio si è scelto di prediligere e sviluppare le infrastrutture stradali a scapito di quelle ferroviarie. Queste ultime non si sono praticamente sviluppate dal dopoguerra.
Concordo su quanto dici di educazione e pressione veicolare, son troppe macchine e non ce ne accorgiamo ma stiamo vivendo veramente alla grande sotto questo aspetto.
causa crisi l'aumento di biciclette è stato eccezionale, leggevo che addirittura si sono vendute più bici che auto. un dato che la dice molto lunga; però il bisogno di mobilità va di pari passo con l'impunibilità dei reati su bici. la mia paura è che si arriverà ad un punto dove le regole per andare in bicicletta diverranno non solo stringenti ma anche paradossali. e chissà, magari in futuro esisterà anche un bollo per questi mezzi