venerdì 4 aprile 2014

Recensioni fuori tempo massimo: Rush ovvero un tuffo negli sbrilluccicosi anni '70

Dopo un po' di assenza in cui spiegherò il perché prossimanete (vedi se mi riesce il prossimo post) torno a recensire film che oramai sono quasi stati dimenticati come questo Rush diretto da Ron Howard.

Pellicola che in verità mi interessava poco al debutto al cinema perché di formula uno a casa mia se ne è sempre parlato poco, molto poco e in più i fatti riguardano proprio l'anno in cui sono nato senza contare che la storia è già nota quindi nessun colpo di scena. eppure [...]

Eppure alla fine in una giornata noiosa mi sono messo a vedere questo film e si è capito subito una cosa: Rush non è un film sulle corse in senso stretto. Ne parla sì ma parla soprattutto di quelle persone che le gare le hanno fatte e soprattutto lo spirito con cui si correva. Se adesso è facile vedere un pilota che esce di pista a 200 km/h finendo in una via di fuga o se proprio va a sbattere al massimo si rompe qualche osso, all'epoca sbandare, schiantarsi da qualche parte significava quasi sicuramente morire. Ci sono state macabre morti in formula uno e il film non le risparmia anche se cerca di non essere morboso per il politically correct e anche per evitare un gore che forse non si addice alla storia. Quindi la visione ci regala un mondo che non esiste più. Quello fatto di persone affascinanti perché ad ogni kilometro rischiavano la vita e dove le idee riuscivano ad eludere i regolamenti, come la tyrrell a 6 ruote che da piccolo conoscevo solo perché come tutti i sani mocciosi era nella mia collezione di macchinine (o quella del mio vicino di casa, vattearicordà).


la tyrrell
la tyrrell

La storia è incentrata su due grandi dell'epoca: l'ultra famoso Niki Lauda e il ,per me, sconosciuto James Hunt. Come personalità erano agli antipodi: calcolatore, freddo e preciso il primo, passionale, umorale e senza freni il secondo. La storia ci dice come andò la loro rivalità nel tempo, però il film racconta aneddoti e particolari che è interessante sapere e che mantengono sempre vivo l'interesse. Vedere poi i drami e le risalite umane di hunt con il divorzio dalla moglie interpretata da una bellissima Olivia Wilde e Lauda dopo il terribile rogo da uno spessore umano ai due personaggi che mi ha fatto comprendere la bravura di Howard.




Regista che da quello che ho appreso ha realizzato il film con dovizia e precisione nei particolari. Particolari che si vedono anche nella scelta degli attori che presentano a volte una grande somiglianza con chi impersonano (vedi Marlene Lauda)


Insomma confesso di essere stato veramente stregato da questo film e di aver visto alcune scene più e più volte, in particolare il gran premio d'Italia e del Giappone, rispettivi momenti di gloria per Lauda ed Hunt.
Mistero rimane per il doppiaggio in italiano ove Lauda è stato doppiato con una dizione perfetta mentre nell'originale americano aveva uno spiccato accento austriaco (o almeno così mi pare).
Insomma senza addentrarmi troppo nella trama altrimenti poi spoilero, consiglio la visione sia agli appassionati che non in quanto come detto non è solo per fissati di motori, anzi.


E poi volete mettere



quanto è bella la ferrari del 1976?

Ps: se qualcuno ha visto un mezzo post di questo articolo qualche ora fa sappia che ho sbagliato a cliccare pubblica invece di bozza.

1 commento:

Lorenzo ha detto...

Che io sappia gli Americani non doppiano i film, se non in casi eccezionali, se costretti usano i sottotitoli. Ma avviene di rado perché i film sono girati in inglese. Quindi la voce era quella dell'attore che impersona Lauda, Daniel Brühl, tedesco. Parlava in inglese con accento tedesco.
In Italia, dove invece doppiamo i film, si sarebbe dovuto usare un doppiatore sud-tirolese ma probabile che non ne esistano.